Riceviamo e condividiamo con piacere un aggiornamento delle responsabili del Golden Beehive per il nuovo anno educativo.
La loro lettera è disponibile QUI.
Dicembre è ormai vicino ed anche quest’anno siamo felici di proporvi di sostenere le nostre attività attraverso Fatto in Paradiso: un grande vino bianco prodotto dalla famiglia di Francesca che contribuisce a portare la possibilità di un futuro migliore a tanti bambini ed alle loro famiglie!
Sperando che vogliate inserire questo dono nella lista dei pensieri da mettere sotto l’albero, potete richiederlo compilando direttamente il seguente modulo d’ordine.
Alvaro Pecorari
Presidente Francesca Pecorari O.D.V
Il ringraziamento che abbiamo ricevuto dai bambini del Golden Beehive ci ha riempito il cuore di gioia… e non possiamo non condividerlo con voi che rendete possibile il sogno loro e di Francesca.
Grazie New Humanity International per avercelo inviato!
Guarda il video completo

Carissime, Carissimi,
È arrivato il momento di Fatto in Paradiso un buon vino… un aiuto concreto. Potete richiederlo compilando direttamente il seguente modulo d’ordine.
2003-2023: Vent’anni di impegno umanitario.
I primi contatti con il P.I.M.E./New Humanity ci hanno portato in Myanmar; poi, più tardi, con la comunità di Sant’Egidio, destinazione Africa.
Non è stato facile, si sono alternati momenti propizi ad altri meno. La vita in quei Paesi non scorre con la regolarità a cui noi, tutto sommato, siamo abituati. Eppure sono state coinvolte Istituzioni, Comunità, ma soprattutto Famiglie che hanno accettato e condiviso il nostro aiuto.
La fiducia e sensibilità che avete dimostrato hanno dato energia alle iniziative intraprese. https://www.francy.org/i-progetti/ Vi siamo molto riconoscenti e vi aspettiamo con Fatto in Paradiso per dare un segnale di speranza e di continuità ai “Bambini di Francesca”.
Alvaro Pecorari
Presidente Francesca Pecorari O.D.V
L’attuale crisi sanitaria e le relative conseguenze economiche colpiscono tutti, ma a pagarne di più le conseguenze sono, come sempre, le fasce sociali più deboli.
Dal Myanmar le ultime notizie parlano di lockdown ripetuti e dell’impossibilità per lo staff di New Humanity di raggiungere i luoghi dei nostri interventi: aspettiamo fiduciosi tempi migliori.
Per non abbandonare i Bambini di Francesca, abbiamo rivolto il nostro sostegno all’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” certi che, anche loro, potranno beneficiare dei risultati delle ricerche di questa equipe di medici e studiosi al lavoro per combattere il Covid 19.
Fatto in Paradiso è il nostro messaggero: un piccolo gesto concreto per portare il sorriso sul volto di chi, dal nostro poco, può avere molto.
Questo è il tempo della responsabilità, di una solidarietà autentica, del darsi una mano l’un l’altro.
Grazie!
Per Francesca Pecorari Onlus
Il Presidente
Alvaro Pecorari
Carissimi,
siamo a poche settimane dal Natale e come ogni anno, da 17 anni, ci apprestiamo a promuovere l’iniziativa che porta il nome di Fatto in Paradiso.
La perdita di Francesca è stato un momento difficile, non era facile reagire. Abbiamo viaggiato con i suoi sogni e siamo arri
vati in Myanmar, in India, in Uganda: 9 scuole e 2 asili portano il suo nome in quei Paesi lontani, tanti bambini possono credere in un futuro migliore.
Per il prossimo Natale, Fatto in Paradiso può essere un bellissimo regalo, da fare e da farsi. Per chi crede nella solidarietà, una bellissima azione per aiutare i bambini di Francesca.
Per Francesca Pecorari Onlus
Il Presidente
Alvaro Pecorari
Solidarietà. Un concetto astratto che assume un senso quando si colora di concretezza, di voglia di fare, di darsi una mano. Perché le fondazioni portano avanti i loro progetti così, con l’impegno, anche piccolo, di tanti. Nove produttori hanno deciso di partecipare alla nostra Festa di compleanno e portare i loro vini del cuore, il cui ricavato è stato devoluto in sostegno delle attività benefiche della Fondazione Francesca Pecorari. Ecco i nomi di chi non soltanto ha messo le bottiglie ma ha passato il pomeriggio a servire i vini ai banchi di degustazione allestiti all’interno del relais Lis Neris: Domenico Clerico e Matteo Correggia dal Piemonte; Allegrini e Monte Faustino dal Veneto; Arunda dall’Alto Adige; Livio Felluga, Venica&Venica, Villa Russiz dal Friuli; il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano dalla Toscana. Naturalmente a partire dal nostro Fatto in paradiso, firmato da Lis Neris, azienda friulana della famiglia di Francesca. Presente anche il vino che contribuisce alla onlus Diamo un taglio alla sete, di cui abbiamo già parlato in precedenza. Un sentito grazie alle aziende agricole Li.Re.Ste, di Merlana (Udine), per la selezione di formaggi a latte crudo di sola pezzata rossa (e da filiera corta) e D’Osvaldo, terza generazione nella produzione artigianale di prosciutti crudi (e non solo) a Cormons: particolarità, il crudo viene leggermente affumicato con legno di ciliegio e di alloro, che conferiscono un sentore fine di fumo al prodotto.
Iniziamo a conoscere alcuni dei nostri amici produttori:![]()
Matteo Correggia. Qualità ed eccellenza senza compromessi. Anche fra le stelle. Grazie all’amico astronomo Vincenzo Zappalà. Sì, perché a Matteo, scomparso improvvisamente a 38 anni in vigna, lasciando una famiglia, è dedicato l’asteroide 1984 EQ, scoperto nel 1984 in Arizona. Famiglia che oggi continua con grandi risultati il suo lavoro, senza tradirne l’anima. Siamo nel Cuneese, sulle colline del Roero. A Canale. E Matteo di queste terre è stato un grande protagonista, il primo a credere nel territorio e in una denominazione e, importando la qualità francese, a tracciare un solco oggi seguito da molti. Matteo intuitivo, visionario, rivoluzionario. Uno che nella metà anni ‘80 ereditando l’azienda agricola decide di coltivare vigne e produrre vino dove fino ad allora si erano coltivate frutta e verdura. Investe su Nebbiolo, Barbera, Arneis e Brachetto. Matteo pioniere dei cru nel 1987. Matteo che nel suo lavoro ci credeva e lo viveva come un dono. Le etichette sono opera di un recente restyling dell’artista uruguaiano Coco Cano. Racconta Ornella Costa: “Coco Cano ha conosciuto mio marito prima di me. Ha disegnato le etichette dei suoi primi vini, una sintonia immediata. Quando gli ha proposto il disegno delle colline con un sole, colline che nella loro estensione gli ricordavano il mare che lo divideva dall’Uruguay, il progetto è subito diventato il nostro logo aziendale”. Degustiamo il Nebbiolo in purezza Matteo Correggia, dalla vigna più vecchia. Un vino che ha seguito un affinamento molto innovativo per quanto riguarda il materiale utilizzato. “Ceramica al 100%, motivo per cui non potremo utilizzare la denominazione Roero e lo chiameremo Vino Rosso, ma il progetto va oltre la denominazione”, spiega. “È mio figlio che ha scelto questo affinamento così innovativo, come innovativo era mio marito”. Il vino del cuore si chiama Per papà. Sì, il papà di Giovanni e di Brigitta.
Domenico Clerico. Vignaiolo appassionato, ci ha lasciati l’anno scorso, a luglio. La moglie Giuliana Viberti condivide con noi Percristina, il Barolo da cru Mosconi, di Monforte d’Alba, dedicato alla figlia scomparsa all’età di sette anni. Come dice Giuliana, il vino dei ricordi, la cui prima annata risale al 1995: “Non posso sprecare tutto, abbiamo creato l’azienda insieme, in quarant’anni. Continuare è il mio modo di essere, oltre che un sentimento”. Siamo nel cuore delle Langhe, tra gente autentica che non si risparmia nel lavoro. Domenico è stato un innovatore, un personaggio-persona la cui mancanza è molto sentita sul territorio, sicuramente uno dei più grandi produttori di Barolo. Sul vino aveva scommesso tutto, tralasciando le colture ortofrutticole subito quando eredita l’azienda di famiglia. Domenico opera una cesura importante col passato: abbandona la pratica familiare di conferimento di uve alla cantina sociale e inizia a vinificarle in proprio. Chiara la decisione di puntare sulla qualità estrema, valorizzando al massimo quello che il territorio generosamente offriva. Degustiamo anche il Barolo Ciabot Mentin Ginestra, un cru della zona di Monforte, di un terreno a 500 metri s.l.m., molto argilloso. “È un’azienda che abbiamo acquistato nel 2001, la prima, sempre senza soldi, non ne avevamo. È una zona che merita molto: un anfiteatro naturale”. E continua: “Domenico è un ricordo che mi aiuta ad andare avanti. Non era enologo ma faceva lui i vini grazie a tanta esperienza, voglia di conoscere e sperimentare. E con tanto amore”. Oggi sono 21 ettari in alcune delle migliori sottozone di Monforte d’Alba e Serralunga d’Alba. Domenico credeva fortemente che il vino fosse il territorio a farlo. Grandi Uomini. Uomini per cui una stretta di mano aveva ancora un significato.
Consorzio della Vernaccia di San Gimignano. Uno dei pochi bianchi toscani in una terra di grandi rossi e prima doc italiana (6 maggio 1966). Centodieci soci, ottocento ettari, presidente e produttrice vinicola Letizia Cesani, presente con la sua Vernaccia, perfetta sotto il profilo gusto-olfattivo e premiata con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Tra gli obiettivi del consorzio tutelare l’identità della Vernaccia e al tempo stesso riqualificarne l’immagine svecchiandola. Il vino del cuore è la Vernaccia 40, creata in occasione del suo quarantesimo anniversario e dedicata a Francesca Pecorari. Una decina le aziende del consorzio presenti. Filo conduttore è la capacità di essere un vino sotto traccia, mai urlato, un vino che sa stare a tavola accompagnandola senza disturbare, che si racconta e che va ascoltato, con un buon potenziale di invecchiamento. Col tempo acquisisce note minerali e di pietra focaia caratterizzanti.
(In foto sotto, il nostro vino della solidarietà “Fatto in paradiso”. Qui nel sito le modalità per acquistarlo)
Grande affluenza di pubblico sabato scorso per i festeggiamenti del Compleanno di Francesca 2018, l’evento biennale di solidarietà che fa il punto della situazione delle attività della Fondazione nel mondo e che ha coinvolto, enti, istituzioni, vignaioli e cittadini del territorio che con la semplice presenza hanno voluto dimostrare vicinanza alla famiglia Pecorari. “È una giornata molto sentita dalla gente del luogo. Di fronte a certe tragedie c’è sempre una componente di immedesimazione, in particolare qui a San Lorenzo Isontino quando una famiglia con una certa sensibilità al sociale è colpita da una perdita fa una donazione alla Onlus”, racconta il sindaco Bruno Razza. Giornata che ha saputo amalgamare una prima parte istituzionale con una seconda legata al mondo enoico: nove i produttori che hanno partecipato con il loro vino del cuore e che andremo a conoscere meglio nei prossimi servizi. Vini accompagnati dalle specialità territoriali: i prodotti caseari di Li.Re.Ste di Merlana (UD), gli asparagi declinati di Biasizza, a Moraro (GO), il prosciutto crudo con note affumicate di D’Osvaldo, a Cormons (UD). Il ricavato della giornata contribuisce a supportare le attività della Fondazione. Ma prima di entrare nel vivo di questa festa speciale culminata con una cena all’insegna della tradizione carsica alla Lokanda Devetak 1870, a Savogna d’ Isonzo, a poca distanza dall’ ex confine con la Slovenia, un sincero GRAZIE a tutto il team di Lis Neris, che ha dedicato tempo, energia ed entusiasmo alla riuscita di questo evento. E non sono dettagli.
Compleanno che nella parte istituzionale ha visto gli interventi della Comunità di Sant’ Egidio, coordinatrice delle iniziative in Africa, che quest’anno compie 50 anni, di New Humanity/Pime, braccio operativo in Myanmar e, per volgere uno sguardo all’ esterno, di Diamo un Taglio alla Sete con interessanti testimonianze sempre dall’ Africa. A chiudere gli interventi il Coro Polifonico di Ruda, che tiene concerti in tutto il mondo, con le sue magie vocali. Realtà che impareremo a conoscere singolarmente qui sul blog attraverso il loro operato.
“L’idea di chiamare un vino Fatto in Paradiso fu di Francesca nella primavera del 1996: era giovanissima e un po’ trasgressiva, come la maggior parte dei giovani della sua età e come l’etichetta che disegnò, oggi riprodotta anche sulla spilla simbolo del nostro percorso umanitario. L’idea, invece, di produrre un vino che contribuisca alle finalità che si è data la Fondazione di Francesca è nostra”, racconta Alvaro Pecorari, papà di Francesca e presidente della Onlus che porta il suo nome. La prima annata di Fatto in Paradiso è il 2003. Un vino dal nome curioso. “È un omaggio alla canzone Made in Heaven dei Queen, di cui lei era grande estimatrice. Si rivelò profetico”. E aggiunge: “Il vino è il nostro gesto di gratitudine a fronte della donazione, che è interamente devoluta alla Fondazione. Questa è una serietà fondamentale affinché le cose durino nel tempo. Mia figlia è stata coinvolta prestissimo nel lavoro della famiglia. Ora siamo coinvolti noi in quelli che erano i suoi progetti, le sue speranze ed i suoi sogni. Un figlio è per sempre”.![]()
2003-2018, sedici anni di impegno umanitario. Tanta è la strada percorsa da quando un piccolo nucleo di persone, per cui la parola ‘amicizia’ ha un significato autentico, su impulso della famiglia decide di non restare con le mani in mano e convertire il dolore in un’ azione di solidarietà senza confini. “Noi friulani siamo abituati a fare”, continua Pecorari. “Ci è sembrato il modo migliore per provare a reagire alla sofferenza. Passo dopo passo questo percorso si è arricchito di incontri che a loro volta hanno arricchito noi come persone. Insisto sulla parola ‘serietà’, testimoniata dal fatto che siamo ancora qui a crederci dopo sedici anni, con la stessa intensità di quando siamo partiti. Prima sono nate le iniziative di coinvolgimento e poi le attività vere e proprie a sostegno dell’infanzia nel mondo con la costruzione e la ristrutturazione di scuole e asili. Myanmar, India del sud e Africa, dove abbiamo rivolto la nostra prima attenzione, non sono Paesi facili dal punto di vista geopolitico, sociale ed economico. Eppure anche in mezzo alle difficoltà e ai rallentamenti siamo riusciti a superare i momenti più bui. New Humanity ci ha preso per mano. Ricordo uno dei capi storici, il missionario laico del Pime Fratel Fabio Mussi, che ci ha guidato in un settore in cui bisogna prestare molta attenzione. Mi disse che c’è molta gente che con una piccola donazione crede di poter staccare un biglietto per il paradiso e mettersi a posto con la coscienza. Noi ci muoviamo su altri valori, puntiamo ad avere un rapporto più lungo con le persone: si deve credere in quello che si fa nel senso della concretezza e non dell’ esteriorità”. Conclude il suo intervento: “Vedere le fotografie di ieri delle nostre scuole a confronto con quelle di oggi, strutture ancora perfettamente conservate in Paesi con problemi climatici e ambientali notevoli, mi fa riflettere su quanto importanti siano la conservazione e la cura affinché le cose funzionino”.
Al centro dell’intervento di Alvaro Pecorari l’istruzione scolastica come vero e proprio diritto alla vita e strumento fra i più efficaci per rompere il ciclo di povertà. Un diritto ancora negato a troppi bambini nel mondo, sottratti alle occupazioni tipiche dell’infanzia come la scuola appunto, il gioco, la famiglia. Sono 123 milioni i bambini (l’11,5%) che non vanno a scuola secondo i dati Unicef del 2017, di cui il 40% vive nei Paesi meno sviluppati e il 20% in zone di conflitto. Un leggero miglioramento rispetto al 2007, quando erano 135 milioni (12,8%). Ma la strada da percorrere è ancora tanta e tutta in salita. Ad aggravare la situazione i conflitti come quello in Siria, che rendono impossibile il diritto all’istruzione e bloccano in partenza la buona volontà d chi vorrebbe fare. Il 75% dei bambini in età da scuola primaria e secondaria inferiore che non va a scuola si trova in Africa subsahariana e in Asia del Sud. Istruzione che è fondamentale per risparmiare i minori da lavori faticosi, se non rischiosi, in molti casi per toglierli dalla strada, dove vivono di accattonaggio e piccoli crimini per cui sono poi severamente puniti, per non parlare dell’ abominio del traffico degli organi e della prostituzione, argomento che affronteremo in uno dei prossimi articoli con la scrittrice Mary Lynn Bracht. Con la speranza che il blog diventi un aggregatore sociale: di emozioni, sogni, progetti.
Ecco le nostre iniziative, nove ad oggi in tre Paesi:
MYANMAR
2005 Scuola nel villaggio di War Kra
2007 Scuola nel villaggio di Thein In
2009 Scuola nel villaggio di Lu Yo Taung
2012-2013 Ristrutturazione scuola primaria di Thar Yet Pin
2016-2017 Duea sili nei villaggi di Naung Choo e Naung Leng
INDIA
2008 Scuola dormitorio nel villaggio di Yerrupalem
2012 Scuola nel villaggio di Danavaigudem
UGANDA
2011-2012 Scuola della Pace di Adjumani
2016-2017 Ampliamento Scuola della Pace nel campo profughi Nyumanzi Settlement
Ciao, mi chiamo Francesca e sono una giornalista. Da oggi mi occupo del blog della Fondazione Francesca Pecorari. Oggi, 3 maggio, non è una data a caso ma il compleanno di Francesca, quella vera, cui è intitolata la Onlus. Per me è una sfida stimolante e un onore parlare di una ragazza speciale che ancora vive, e lo fa grazie ai tanti progetti umanitari che hanno preso forma diventando sostanza per volere del suo papà, Alvaro Pecorari.
Parleremo delle iniziative seguite dalla fondazione in giro per il mondo, del nostro vino Fatto in Paradiso, un vino che era già nella mente e nel cuore di Francesca e che ora ha messo le ali, quelle della solidarietà, per supportare le varie attività della Onlus. Proveremo anche a creare collegamenti con altre associazioni che poggiano su valori e obiettivi condivisi, perché è bello volgere lo sguardo fuori, è bello darsi una mano. Le assenze alle volte sono presenze ancora più grandi. E non dimentichiamoci che il sorriso di un bambino è un dovere di tutti noi come essere umani.
Ripropongo qui sotto il mio articolo uscito sul settimanale Famiglia Cristiana (San Paolo Edizioni), per cui lavoro. Sperando di farvi cosa gradita. Buona lettura!
Famiglia Cristiana n° 39 del 24/09/2017 – Volontariato
DAL FRIULI ALL’ ASIA VINI CON L’ ANIMA
LA FONDAZIONE È NATA PER VOLONTÀ DELLA FAMIGLIA DI VITICOLTORI, IN MEMORIA DELLA FIGLIA SCOMPARSA NEL 2002. SOSTIENE SCUOLE E ASILI IN MYANMAR, INDIA E UGANDA
(di Francesca Fiocchi)
È un sole freddo nel bicchiere quello di Alvaro Pecorari. I suoi in Friuli (a San Lorenzo Isontino, in provincia di Gorizia) sono grandi vini, con un cuore e un’anima, ma uno in particolare, “Fatto in Paradiso”, gioca un campionato speciale, quello della solidarietà. È il 2003 quando nasce la Fondazione Francesca Pecorari Onlus, con l’aiuto di alcuni amici di famiglia, dedicata alla figlia Francesca, scomparsa nel 2002 in un incidente stradale. A oggi sono state realizzate quattro scuole più due asili in Myanmar, due in India e una in Uganda, la “Scuola della Pace”, che offre istruzione elementare ai tanti bambini sudanesi rifugiati.
“Noi arriviamo fino a un certo punto”, spiega Alvaro Pecorari, “poi abbiamo bisogno di un braccio operativo. In Myanmar è New Humanity, un’organizzazione laica fondata dal Pime. In India ci sono le Missionarie dell’ Immacolata e un vescovo che è diventato nostro amico ed è anche venuto a trovarci in Friuli. Invece in Uganda è la Comunità di Sant’ Egidio, con cui siamo entrati in contatto grazie a “Wine for Life”, l’iniziativa che coinvolge i produttori vinicoli per aiutare soprattutto in Mozambico chi è colpito dall’ Aids. Ci siamo capiti subito e siamo passati su un filone Onlus: la prima scuola che abbiamo creato dà un futuro ai cosiddetti ‘bambini che non esistono’, quelli senza documenti alla nascita”.
Il vino è la merce di scambio: tre “magnum” di vino bianco firmato Lis Neris a fronte di una offerta minima di 150 euro, con cui vengono finanziate le attività umanitarie della fondazione. “Le nostre erano vacanze natalizie”, continua Pecorari. “Francesca sceglieva sempre i Paesi poveri: l’ultimo di questi viaggi insieme è stato nel Nord della Thailandia. Qui esiste un mercato dove le famiglie mettono i figli in ‘eccesso’ a disposizione di compratori occidentali: i maschi sono direzionati nell’ ambito della guerriglia interna, le bambine sono coinvolte nei giri della prostituzione, quando non vanno ad alimentare il mercato nero degli organi”. E aggiunge: “È sempre difficile parlare dei figli perché sembra di volerli incensare, ma Francesca era una sognatrice e vedeva lontano. Aiutare un bambino per noi non significa staccare un biglietto per il paradiso. Nostra figlia rivive in tutto quello che facciamo: questa è la sua nuova casa. Tradire il progetto significherebbe tradire lei”.
